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RELIGIONI

Cristianesimo 2,1 miliardi
Islam: più di 1,5 miliardi - origine: 610 d.C. circa

Secolari/irreligiosi/

agnostici/atei: 1.1 miliardi

Induismo: 1.0 miliardi - origine: XV secolo a.C. circa Buddhismo: 576 milioni - origine: VI secolo a.C. Taoismo: 400 milioni - origine II secolo a.C., VI secolo a.C. in molti aspetti

Culti indigeni animistici: 300 milioni

Shintoismo: 100 milioni - origine in forma organizzata: 300 a.C. circa

Culti tradizionali africani e diasporici: 100 milioni

Sikhismo: 27 milioni - origine: 1500 circa

Spiritualismo: 15 milioni - origine: metà del XIX secolo

Ebraismo: 15 milioni - origine: XII secolo a.C.

Falun Dafa: 10-100 milioni - origine: 1992

  1. Caodaismo: 8 milioni - origine: 1926
  2. Bahaismo: 7 milioni - origine: XIX secolo
  3. Confucianesimo: 6 milioni - origine: V secolo a.C., VI secolo a.C. in molti aspetti
  4. Giainismo: 4.9 milioni - origine: VI secolo a.C.
  5. Neopaganesimo: oltre 3 milioni - origine: 500 a.C.
  6. Ceondoismo: 3 milioni - origine: 1812
  7. Tenrikyo: 2 milioni - origine: 1838
  8. Ikuantao: 1 milione - origine: 1928
  9. Rastafarianesimo: 600.000 - origine: 1929
  10. Scientology: 500.000 - origine: 1953
  11. Tiandejiao: 260.000 - origine: 1978
  12. Miledadao: 230.000 - origine: 1988
  13. Tiandeshengjiao: 200.000 - origine: 1899
  14. Zoroastrismo: 200.000 - origine incerta, circa X secolo a.C.
  15. Liismo: 169.000 - origine: XVII secolo
  16. Xuanyuanjiao: 150.000 - origine: 1957
  17. Mandeismo: 70.000 - origine: III secolo
  18. ancora non riconosciuta come religione ufficiale, il politeismo ( ellenico, egizio, nordico, cinese, americano ecc...)

 

La vita è una prova di esame per l'eternità          

Di Tiezzi Maurizio

Da che mondo è mondo l'essere umano ha sempre ricercato il sovrannaturale qualcosa che non sia terreno, qualcosa o qualcuno che non ti faccia sentire essere a termine, e che quando l'impossibile ti sovrasta tu ne possa far ricorso come in una magia, per sovvertire l'inevitabile di una conseguenza che altrimenti non puoi  gestire.

Per chi crede come me e' piu' facile accettare , e se vogliamo anche capire certi eventi imprevedibili della vita, ma e' sicuramente un dramma per coloro che vogliono ad ogni costo interpretare scientificamente anche quella parte di noi che non appartiene alla materia  ma a qualcosa di diverso e spiegare tutti quei fatti che sono patrimonio solo di chi vede con occhi non limitati alle formule matematiche.

Tutto questo viene definito con la parola paranormale.

Cosa definisce, propriamente, la parola " Paranormale " ? Questa espressione non mira tanto a descrivere dei fatti più o meno strani o leggendari, presenti spesso nei racconti e nelle tradizioni dei popoli del passato o in quelli a noi più recenti : esprime invece un significato chiaro e profondo non da tutti conosciuto, il quale sta alla base pure delle considerazioni nate a seguito di studi a carattere scientifico che, dall'ieri all'oggi, nell'ultimo secolo, sono stati possibili produrre sul tema.Il termine, il cui conio risale ai primissimi anni del 1900, e che in Italia verrà a trovarsi ufficialmente sulla " Enciclopedia Italiana " per la prima volta nel 1935, è stato introdotto dal metapsichista francese Charles Richet, ad indicare tutto il complesso delle fenomenologie che, nell'Ottocento ed ancor prima, non avendo ancora ricevuto una chiara definizione e suddivisione di semantica, per loro natura si ponevano al di fuori dei canoni razionalisti umani di scuola positivista : questi accadimenti infatti eran ora associati al complesso dei " fenomeni spiritici ", ora a quello dei " fenomeni psichici ", ai " fenomeni miracolosi, preternaturali o soprannaturali ", oppure all'anomalistica in generale e così via. Questo termine, dunque, ebbe il pregio soprattutto di raggruppare argomenti così differenti in un'unica materia d'indagine, che al suo interno manterrà a seguito chiare divisioni.

Paranormale quindi per contraddire i principi generali della realtà riconosciuta come naturale e normale, quali il fatto che : 1) il mondo esterno possa essere conosciuto solo attraverso il canale dei sensi fisici ; che 2) è impossibile agire fisicamente su di un oggetto senza l'ausilio di un'energia fisica conosciuta lì applicata ; e che 3) è impossibile, in un fenomeno, che l'effetto preceda la sua causa, nello spazio e nel tempo. Visto invece come tematica, raggruppa a sé numerose discipline che si prefiggono lo studio, la catalogazione e l'eventuale produzione di tutta la serie di fenomenologie che il tempo ha concesso fin qui di notare, e, constatando il fatto che tali fenomeni siano per la maggior parte del tutto spontanei, e per una esigua rimanente parte siano possibili da indurre in particolari casi, da qui, son nate ulteriori divisioni concettuali per meglio ordinarli. I fenomeni paranormali ricorrono nella storia dell'uomo fin dalla più remota antichità, e reperti testimoniali di tali fatti ( che pur oggi si producono ) son sempre esistiti, segnati come memoria storica dalle prime tavolette di creta fino ad oggi. In realtà, non ci troviamo a descrivere dei modelli di fenomeni chiusi e cristallizzati in stereotipi : hanno, questi, bensì una continua evoluzione e crescita : fatti che, disattendendo le leggi della scienza positivista ed i metri della logica umana si producono ugualmente, con una coerenza che mostra la necessità di cambiare, verso di essi e dunque verso la natura, i nostri metri e modelli interpretativi che crediamo immutabili e costanti. Tali fatti non sono dunque solo eventi inerti : spesso dimostrando chiaramente anche un principio di intelligenza e volitività che, tuttavia, l'uomo non sa associare alle fonti conosciute che più spesso indica e studia per definire i vari perché di ciò che lo circonda.

Ma parlare di questo non è solo un bisogno di noi stessi,ma anche l' interrogativo per chiedersi se davvero non ci sia più nulla da scoprire, se ciò che è stato scoperto rispecchi davvero una verità stabile, e, questo rappresenti da vicino un utile spunto per stuzzicare quella sana curiosità che è sempre indice della più bella e vera ricerca. Partendo dall'analisi di questi fatti, nuovi interrogativi saranno dunque posti per raggiungere una consapevolezza sempre maggiore.

 

Le esperienze di Psicofonia e Psicovisione di Danila e Virgilio Desideri   http://www.fantasmi.net

In queste pagine mi piace presentare però anche il pensiero e la ricerca di persone che dedicano ed hanno dedicato a certi argomenti parte o addirittura in certi casi l'intera esistenza,e voglio farlo con siti e persone   come i coniugi Desideri che sono di Sinalunga come me e quindi hanno la precedenza. Dal 1990 essi dedicano il tempo libero ad esperimenti nel campo del paranormale, con particolare riferimento alla metafonia e alla meta visione (psicofonia e psicovisione) vi consiglio di visionarne il sito all'indirizzo: Fantasmi. net dove troverete parte delle loro ricerche.

Un personaggio davvero speciale l'ho scoperto quasi per caso  dopo la sua morte

 è il Dott Gustavo Rool, lui diceva:

«Ogni cosa ha il proprio spirito le cui caratteristiche stanno in rapporto alla funzione della cosa stessa. Quello dell'uomo però è uno "spirito intelligente" perché l'uomo sovrasta ed è in grado, per quanto lo riguarda, di regolare, se non di dominare, gli istinti che sospingono incessantemente tutto ciò che esiste e si forma. Questa prerogativa dell'uomo è sublime e tale la riconosce nel preciso istante che egli la percepisce. Ho definito coscienza sublime ogni impegno volto a raggiungere, sia pure attraverso la materia, dimensioni fuori della consuetudine. Ammesso che la genialità faccia ancor parte dell'istinto, i prodotti della genialità appartengono invece a quella libertà di creare che è prerogativa dello "spirito intelligente" dell'uomo, quindi ben oltre l'istinto stesso. Questa considerazione sarebbe sufficiente a comprendere l'esistenza dell'anima la quale si identifica poi in quell'armonia universale alla quale contribuisce e partecipa.

Quando mi venne chiesto di esprimere il mio pensiero a proposito della medianità e dello spirito non ho esitato a rispondere che ogni individuo possiede un certo potenziale di medianità. Sul significato di questa parola però ho posto delle riserve di ordine etico e biologico. Per quanto riguarda lo spiritismo, invece, mi trovai in perfetta collisione e collusione e ciò proprio a causa dello "spirito intelligente". Con l'arresto di ogni attività fisica - la morte del corpo - l'anima si libera ma non interrompe la propria attività. Lo "spirito intelligente" , invece, rimane in essere e, forse, anche operante. Di questo ne ho le prove e ne ho fornite a conforto di tanta gente che non sapeva rassegnarsi alla perdita di persone care. Ho detto forse, perché in tale materia la prudenza è di rigore. Il fatto di rimanere in essere si richiama al motivo e quindi alla funzione di ogni cosa esistente in perenne sollecitazione e travaglio, proprio come si addice al moto creativo che non saprebbe estinguersi e nel quale ogni cosa concorre armonicamente anche nelle mutazioni più varie, Dio essendo eterno ed inconsumabile nelle sue più prevedibili manifestazioni e sembianze.

Si fa gran caso dei miei esperimenti e li si vuole collocare tra i fenomeni dei quali si occupano tanto insigni studiosi di metapsichica e parapsicologia. Si vorrebbe scoprire il meccanismo: che io fornissi alla scienza sufficienti elementi per vagliarli, classificarli e forse riprodurli senza la mia partecipazione. Delusi e convinti che non v'è manipolazione, si attende da me la rivelazione di formule, di procedimenti e di conoscenze che proprio non posseggo. Sono segreti, questi, che non è dato di tramandare appunto perchè segreti non lo sono affatto. Si possono invece intuire, proprio come è successo a me e ad altri. Questa forma di rivelazione è profonda e altissima, tale appunto da escludere, per la sua natura, qualsiasi speculazione metafisica.

È fatale che quasi la totalità delle prerogative umane, a livello però del solo istinto, convoglino il desiderio dell'uomo a considerare lo stato di necessità della propria esistenza; di qui la peculiarità degli intenti volti a favorire l'ambizione, l'orgoglio, la potenza e la crudeltà. È tacito: che una severa rinuncia a questi fattori negativi comporti se non la visione l'intuizione almeno di quelle alte sollecitazioni alle quali il pensiero si ispira per comprendere l'infinito e così vincere il terrore della morte. La vita terrena è troppo breve per creare e rinunciare poi subito a ciò che si è creato».

http://www.gustavorol.org/vita.html

Esperienze Extracorporeexsempre più persone ne hanno avuto esperienza    

Le esperienze di pre-morte (EPM), indicate spesso con l'acronimo NDE (dall'inglese Near Death Experiences) costituiscono un fenomeno molto diffuso che si va a poco a poco imponendo all'attenzione di studiosi di tutto il mondo.
Tali esperienze riguardano tipicamente persone che, per circostanze diverse (incidenti stradali, annegamenti, ferite da armi da fuoco, cadute, tentativi di suicidio, interventi chiruirgici, gravi malattie), sono venute a trovarsi in condizioni di morte clinica, con perdita totale della coscienza, e sono state successivamente riportate in vita. Secondo i dati raccolti finora sembrerebbe che circa il 35-40 % delle persone rianimate abbia vissuto delle esperienze di pre-morte; inoltre, gli studi non mostrano alcuna relazione tra il fenomeno e l'età, il sesso, la razza, la religione, la classe sociale o il livello d'istruzione.
I resoconti dei soggetti che hanno avuto delle NDE sono abbastanza diversi tra loro; è possibile tuttavia estrarre da tali esperienze alcuni elementi che tendono a ripetersi nella maggioranza dei casi, formando così una sorta di modello di riferimento.
Sulla base di tale modello, una tipica NDE attraversa le seguenti fasi:

1) Il soggetto si trova improvvisamente a fluttuare al di fuori del proprio corpo, a un lato di esso o, più spesso, al di sopra. Può osservare l'ambiente circostante, guardare con distacco il luogo dell'incidente o assistere ai tentativi di rianimazione che i medici stanno effettuando. In certi casi si spinge in altre stanze dell'ospedale, o all'interno della propria abitazione. La percezione è molto intensa e chiara, tanto che il soggetto, una volta rianimato, è in grado di descrivere nei dettagli tutto ciò che è avvenuto intorno a lui mentre si trovava in stato di incoscienza.

2) In seguito c'è l'ingresso in una sorta di tunnel buio, che si percorre a gran velocità in direzione di una estremità in cui si intravede una luce abbagliante.

3) Giunto al termine del tunnel, il soggetto viene sommerso dalla luce, che sembra permeare ogni cosa e alla quale vengono attribuite qualità positive, descritte generalmente in termini di amore, bontà, serenità. E' qui che egli incontra spesso parenti e amici defunti o esseri extra-umani (angeli), i quali a volte gli danno informazioni riguardanti il luogo in cui si trova.
Durante l'attraversamento del tunnel o, più frequentemente, mentre si trova immerso nella luce abbagliante, il soggetto vede spesso scorrere le proprie esperienze passate come in un film, sentendosi spinto a compiere una sorta di bilancio della propria esistenza. Tale visione retrospettiva ricorda molto da vicino la scena del giudizio nell'aldilà di cui parlano molte religioni del mondo. C'è tuttavia una differenza importante: tutti coloro che hanno avuto esperienze di pre-morte non parlano mai in termini di giudizio (che implica punizione o ricompensa), bensì di accettazione e comprensione, tese a un'autovalutazione del soggetto riguardo alle proprie azioni.

4) Una caratteristica comune alla maggioranza delle esperienze di pre-morte è che a un certo momento qualcuno o qualcosa fa capire al soggetto che deve tornare indietro nel mondo dei vivi, perché il suo momento non è ancora venuto. Tale momento può capitare in una qualsiasi delle fasi descritte.
Il ritorno alla vita viene in genere vissuto come sgradevole perché l'esperienza del distacco dal corpo è associata a benessere, pace e profonda armonia, uno stato ben lontano da quello sperimentato nella vita ordinaria.

Le interpretazioni del fenomeno
Riguardo al significato da attribuire alle esperienze di pre-morte, si possono dividere le spiegazioni in due grandi classi:

1) Concezioni spiritualiste, che considerano le NDE come una prova dell'esistenza di una parte immateriale dell'uomo, la quale si separerebbe dal corpo al momento della morte. In questo senso andrebbero interpretate anche la luce abbagliante (considerata una emanazione della divinità) e il rivivere come in un film la propria vita (visto, invece, come la manifestazione del "giudizio" che ogni anima dovrà subire al suo ingresso nell'aldilà).

2) Concezioni scientifiche, sostenute da coloro che rifiutano le concezioni extra-fisiche per le esperienze di pre-morte. Per i sostenitori di questo tipo di tesi, le NDE non sarebbero altro che immagini provocato dallo stato di mancanza di ossigeno e di sostanze nutritive nei neuroli cerebrali, oppure il prodotto di certi farmaci somministrati ai pazienti in condizioni cliniche disperate o, infine, visioni provocate dalle endorfine che si liberano nel cervello in una fase critica delle funzioni vitali.
Bisogna osservare che questo secondo tipo di concezioni, nelle sue diverse versioni, è tipica di quegli studiosi che si sono pronunciati sul fenomeno utilizzando resoconti riportati da altri studiosi, cioè senza aver partecipato a ricerche dirette sui pazienti. D'altra parte, quasi tutti coloro che, per motivi di lavoro, sono stati a diretto contatto con pazienti che hanno avuto NDE (medici, infermieri, anestesisti), anche se inizialmente scettici sulla natura extra-sensoriale del fenomeno, si sono successivamente ricreduti. Certi particolari riferiti dai pazienti, infatti, pur sorvolando sul fatto che in uno stato clinico di encefalogramma piatto non si dovrebbe avere alcun tipo di esperienza cosciente, non avrebbero potuto essere percepiti dalla collocazione spaziale e nelle circostanze in cui i pazienti stessi si trovavano.

NDE e bambini
Un filone tutto particolare è rappresentato dalle esperienze di pre-morte che coinvolgono bambini. Dobbiamo soprattutto al pediatra americano Melvin Morse la raccolta di numerosi casi di tali esperienze che riguardano bambini dai 3 agli 11 anni.
Morse, inizialmente scettico su una interpretazione extra-corporea del fenomeno, dopo aver studiato molta della letteratura disponibile sull'argomento, e dopo aver esaminato molti casi di NDE nei bambini, giunse alla conclusione che le diverse spiegazioni tendenti a ricondurre le esperienze ai fenomeni fisici del cervello erano inadeguate.
Secondo Morse, il fatto che un bambino clinicamente morto sia in grado di raccontare (a parole o con disegni) con ricchezza di particolari le diverse fasi della sua rianimazione, di descrivere le persone che si sono avvicendate accanto a lui, o addirittura di descrivere i nonni, morti prima dela sua nascita, avendoli incontrati mentre era del tutto incosciente, chiama in causa una realtà diversa da quella a cui siamo abituati.

Breve prospettiva storica
Convenzionalmente si fa risalire l'inizio degli studi sulle esperienze di pre-morte al 1975, anno in cui Raymond Moody, medico, pubblicò un libro in cui venivano raccolte molte testimonianze dei suoi pazienti che avevano vissuto esperienze riconducibili alle NDE.
Poco dopo, Elisabeth Kubler-Ross rivelò di aver condotto quasi contemporaneamente una ricerca analoga e di aver fatto più o meno le stesse scoperte di Moody.

Nel 1977 Karlis Osis ed Erlendur Haraldsson posero a confronto quasi 900 casi di NDE riferiti da pazienti a dottori o altro personale medico, sia negli Stati Uniti che in India, senza trovare grandi differenze nei resoconti, nonostante le forti differenze culturali.

Agli inizi degli anni Ottanta, ricercatori come Bruce Greyson e Melvin Morse svolsero nuove indagini, costituendo lo IANDS (International Association for Near-Death Studies), a cui aderivano medici, neurologi, psicologi e psichiatri, con l'obiettivo di portare avanti una ricerca interdisciplinare sul fenomeno delle NDE.

Dagli anni Novanta in poi vengono periodicamente organizzati congressi internazionali nei quali sono presentati nuovi studi e ipotesi sulle esperienze di pre-morte.

Nel 2001, la rivista scientifica "The Lancet" ha pubblicato una ricerca dell'olandese Pin van Lommel e collaboratori, dove viene descritto un primo protocollo scientifico applicato su larga scala (344 pazienti) nella valutazione delle NDE.

Sebbene tali fenomeni si siano imposti all'attenzione dei ricercatori solo negli ultimi 30 anni, essendo divenuti assai frequenti grazie ai progressi delle tecniche di rianimazione, esperienze simili, sia pur molto più rare, sono note da moltissimo tempo. Esse vengono descritte, con abbondanza di particolari, nel Libro egiziano dei morti (500 a.C.), negli scritti yogici del saggio Patanjali (risalenti a 2000 anni fa) e nel Libro tibetano dei morti (VIII secolo).
 

Di questo insolito fenomeno sono state date varie definizioni: sdoppiamento, esperienza extrasomatica, proiezione astrale. In questi ultimi anni ci si è concordemente orientati sul termine « esperienza fuori dal corpo, abbreviata nella sigla OBE dall’inglese «Out of Body Experience ».Il fenomeno dell’uscita dal corpo è riportato spesso anche nell’agiografia cattolica (si parla allora di « bilocazione »: ne abbiamo parlato nel capitolo precedente); presso i popoli primitivi e i mistici indiani e tibetani pare che sia stato e sia relativamente frequente. L’esperienza della separazione dal corpo capita però, oltre che ai mistici e ai santi, anche a persone normalissime, prive di particolari doti spirituali, ed è stata riferita più o meno negli stessi termini da individui diversissimi fra di loro, in tempi e ambienti molto dissimili: e questa uniformità di descrizione conferisce valore alle testimonianze e le rende maggiormente attendibili..

Ecco dunque un caso tipico

Era estate, una giornata afosa, ero disteso su un divano e leggevo. A un tratto sentii che mi assopivo, ma in me c’era una strana lucidità mentale e rilassatezza. Mi invase pian piano un torpore e tutto il corpo mi si irrigidì, tanto che il capo era reclinato sulla spalla destra e non riuscivo a girano. D’un tratto mi sentii sollevare dolcemente sopra il mio corpo disteso e rigido. Mi trovai accanto alla finestra, fluttuavo nell’aria, ero in posizione verticale e mi sembrava di muovermi al rallentatore. Un senso di pace e di gioia riempiva il mio animo, vedevo tutto più chiaro e luminoso, ma la stanza intorno a me non era mutata affatto. D’improvviso sentii, o meglio percepii, un « qualcosa », una presenza vicino, come se qualcuno mi stesse chiamando, ma non udivo la voce: era qualcosa di penetrante che « vibrava » dentro di me, dentro quel « nuovo corpo leggero ». Fu un istante, e notai vicino a me una persona, anch’essa fluttuante nell’aria, che mi tendeva le braccia sorridendomi. Rimasi sbigottito riconoscendo in lei una donna, deceduta circa un anno prima e a me molto cara. Poi la visione svanì, e io rimasi ancora un attimo interminabile immerso in una grande quiete; provavo sensazioni bellissime, mai provate e difficilmente descrivibili ora; sentivo che la mia mente era libera di spaziare ovunque; quel nuovo stato mi eccitava, mi spronava ad andare avanti, anche se non sapevo dove... Mentre facevo queste considerazioni mi sentii risucchiato violentemente da una spirale che ruotava vertiginosamente, almeno così mi sembrò, e mi ritrovai di colpo nel mio corpo: mi sentivo rigido, pesante, ero intontito. Poi pian piano cominciai a muovere le braccia e la testa, che era ancora reclinata sulla spalla, facendo un grande sforzo...

In questa esperienza ritroviamo molti elementi caratteristici dell’uscita dal corpo improvvisa e inattesa; lo stato di irrigidimento che precede l’uscita; il fluttuare nell’aria, avendo la visione del proprio corpo disteso e come addormentato; il senso di gioia, di serenità, di libertà che l’esperienza extrasomatica conferisce; il comunicare senza bisogno di parole; l’incontro con l’entità. Infine il rientro improvviso, e in questo caso non voluto, nel corpo, dal quale il soggetto si sente addirittura risucchiato.

Questo soggetto visse la sua prima OBE in maniera serena, senza traumi; altre volte invece l’uscita dal corpo spaventa chi la vive. Ecco per esempio il caso di una ragazza ventenne:

Erano circa le 7:30 del mattino, ero a letto ancora intorpidita dal sonno e pensavo a quanto mi aspettava nella giornata: alle nove dovevo essere in ufficio, ma prima dovevo fare altre cose, dovevo quindi alzarmi al più presto. Ed ecco che mi accorsi di una cosa che fino a quel momento mi era sembrata normale e che invece non lo era:mi trovavo si nella mia camera, ma galleggiavo all’altezza del soffitto presso l’armadio, di fronte al letto. Notai che sopra l’armadio c’era molta polvere e pensai che dovevo pulirlo. Da quella posizione vedevo me stessa sul letto, coricata bocconi, con le lenzuola addosso, il braccio sinistro fuori dalle coperte, sotto la testa. Dalla camera attigua, ossia la cucina, sentivo i vari rumori prodotti da mia madre che preparava la colazione. La radio accesa trasmetteva le notizie del mattino. La finestra della mia camera era chiusa, ma nonostante l’oscurità io vedevo tutto come se ci fosse stata la luce del giorno. A questo punto, benché ancora perfettamente tranquilla, decisi di rientrare in me stessa, e mi ci ritrovai istantaneamente. Ma per quanti tentativi facessi, non riuscivo ad alzarmi: il corpo non rispondeva alle mie sollecitazioni. Cominciai a temere di esser morta e, in preda alla paura, decisi di provare a chiamare mia madre: questa decisione mi riportò fuori dal corpo, e il solo desiderio di vedere mia madre mi fece trovare in cucina, come se la parete divisoria non esistesse. Mia madre rimestava il caffè, mio fratello mangiava e ascoltava la radio. Chiamai mia madre più forte che potei, ma lei non si accorse di me, le tirai la manica per farla accorgere della mia presenza, ma invano. Lo stesso feci con mio fratello, ma col medesimo risultato. Allora tornai presso il mio corpo, ben decisa e con rabbia disperata: non volevo esser morta! Concentrandomi sulle singole parti del corpo, cominciando dalle dita, riuscii finalmente a muovermi...

In seguito questa ragazza raccontò ogni cosa, anche arrabbiandosi molto, alla madre e al fratello; non volevano crederle, ma dovettero ricredersi quando lei fu in grado di riferir loro nei dettagli quanto avevano fatto e le notizie che la radio aveva trasmesso.levano crederle, ma dovettero ricredersi quando lei fu in grado di riferir loro nei dettagli quanto avevano fatto e le notizie che la radio aveva trasmesso.

In altri casi l’esperienza può verificarsi durante la pratica dello yoga o la meditazione, come per esempio è avvenuto a una giovane signora di Milano:

Vidi una luce blu-viola, mi ci sono « tuffata », e questo velo colorato si è aperto. Simultaneamente ho sentito che una forza mi aspirava e mi sono ritrovata in un tunnel. Mi sembrava di muovermi con estrema velocità, le pareti giravano rapidamente, in fondo c’era una luce bianca, dolce, calda. Sentivo che mi univo a una forza terribile fatta d’amore, e avrei potuto andare oltre nella luce, ma il maestro ci ha richiamati, dicendo che dovevamo prepararci a muovere il nostro corpo, che la meditazione era terminata. Non avevo voglia di rientrare, ma sentivo che rientravo, mio malgrado.

Questa esperienza è stata definita dalla protagonista come « una straordinaria esperienza di felicità. La luce, che si ritrova anche in altri casi, è vissuta come « amore »: « Amore — dice la protagonista — con tutto quello che comporta di dono di se stessi, tenerezza, unione totale .

Altri ancora vivono l’OBE in seguito a eventi traumatici: incidente stradale, operazione o altro. Ecco il caso di un signore di una quarantina d’anni che visse la sua OBE a causa di un’apnea troppo prolungata:

Mi ero recato con la famiglia a San Fruttuoso, ove poco allargo della punta, a una decina di metri di profondità, c’è una statua, quella del cosiddetto Cristo del mare. Era la prima nuotata della stagione e mi riproponevo di andare a vedere la statua. Lì giunto, mi immersi e nuotai abbastanza a lungo. A un certo punto mi sentii pervadere da uno stato di immensa serenità e gioia, certo non insolito a chi fa prolungate immersioni in apnea. Persistetti incautamente in quello stato, così che avvenne che mi vidi nettamente accasciato in fondo al mare, presso il basamento della statua, con il petto e il viso contro la ghiaia. Mi sembrava di occupare ora uno spazio grandissimo, ora piccolissimo; vedevo la luce del sole riflessa sul mare e il mio stato era di un benessere tale da non essere descrivibile, o almeno è superiore a tutte le gioie che comunemente si provano, come diventare padre oppure liberarsi da un’oppressione. Solo il desiderio di rivedere la famiglia mi decise a far muovere il corpo dalla posizione immersa in cui si trovava. Risalii come un turacciolo, con grave rischio, tant’è che persi sangue dalle orecchie; poi chiesi aiuto a una barca che stava arrivando...

Riporto i commenti di questo signore, che visse anche un’altra OBE in seguito a un avvelenamento da medicinali scaduti. Con riferimento a entrambe le esperienze, egli dice:

Il mio corpo non mi sembrava molto attraente, come uno che si guarda per troppo tempo nello specchio. Mi rincresceva di dover tornare indietro e ho fatto entrambe le volte con evidente sforzo di volontà. Mi pareva che tutto fosse infinitamente « senza importanza », come se il destino di tutti in quella condizione fosse molto più felice della vita nel corpo. Vedere il corpo fisico è come vedere un abito al quale si è affezionati.

In questa esperienza il corpo viene considerato con distacco, e lo stesso avviene in quasi tutti i casi di cui sono a conoscenza. C’è chi ha definito il corpo un « contenitore », chi un «abito vecchio », chi addirittura ha faticato a riconoscerlo. Riporto per esempio i commenti particolarmente espressivi di una ragazza di ventisei anni, che ebbe una OBE in seguito a una gravissima emorragia:

Sono una giovane donna di ventisei anni, che ama la vita e ha cura del suo corpo, anzi lo cura, mantiene la linea snella, lo lava, lo trucca, lo profuma, lo veste bene e così via: non riesco ancora adesso a capire l’indifferenza che avevo in quel momento verso il mio corpo, che mi appariva insignificante, non mio, pur riconoscendolo...

L’OBE significa, per chi la vive in situazione di stress, la totale sospensione dei dolori e delle sofferenze; in altre parole, anche se il corpo è ammalato e sofferente, «fuori » ci si sente perfettamente bene. Ecco un esempio:

Due anni fa mi trovavo in vacanza alle Eolie, con mio figlio quattordicenne. Una sera, dopo cena, mi sedetti in terrazza. Più tardi a letto cominciai a sentirmi male e a vomitare per ore: con angoscia aspettavo che sorgesse il sole per chiamare qualcuno degli isolani vicini di casa e far venire un medico. Seppi poi che si trattava di congestione. In quelle notti avevo fatto dormire mio figlio nella mia stanza perché era leggermente indisposto. Non so come, mi ritrovai, senza più dolori né nausea, stesa al di sopra del mio corpo, a circa un metro di altezza, ma ero di una sostanza simile a una nuvola densa. Non ricordo cosa pensassi, tentai prima allegramente poi ansiosamente di scuotere mio figlio per svegliano, ma la mia mano gli trapassava il corpo come se fosse stato fumo. Lo chiamai ad alta voce, almeno così mi sembrò, ma lui non si mosse.Ebbi paura e con tutte le mie forze volli tornare giù. Mi «risvegliai » nel corpo e ricominciai a sentirmi male. Guardai mio figlio che dormiva, era nella stessa posizione in cui l’avevo visto dall’alto...

In questo caso, oltre alla sospensione dei dolori, troviamo un altro elemento importante: l’impossibilità di farsi notare.

Vediamo ora un altro aspetto. Anche se il fatto di ritrovarsi fuori dal corpo spaventa chi non è preparato all’esperienza, la situazione in sé viene definita di leggerezza, libertà, gioia. C’è la paura di non poter rientrare nel corpo, la paura di lasciare i propri cari, anche la paura di quello che potrebbe capitare al corpo addormentato nel letto: « Il mio corpo era rimasto incustodito », ha detto una protagonista. Nonostante tutto ciò, in complesso l’esperienza dona felicità: «Ero pervasa da una felicità dolcissima e vivissima, solo per amore l’avevo provata un’altra volta »: questo è il commento di una signora di trentanove anni, protagonista di un unico episodio.

E per mostrare fino a che punto l’esperienza possa essere felice, riporto il caso di un uomo di trentacinque anni, che ha frequenti OBE. Ecco come egli ha narrato la sua prima esperienza vissuta in modo consapevole:

Pochi minuti dopo che mi fui coricato, cominciò il preambolo: cioè mi sento scuotere violentemente da un flusso di energia che partendo dal basso va a cozzare contro il cervello, e mi ritrovo fuori dal corpo, in orizzontale, a mezza altezza tra il soffitto e il letto, rivolto verso il basso. Mi guardai attorno, rivolsi lo sguardo verso me stesso: avevo un corpo, ma bianco e trasparente. Pensai: « Sta’ a vedere che sono proprio in astrale...! ». Chissà perché, nonostante la posizione impossibile e tutto il resto, non ero convinto di essere nel doppio. A questo punto ritenni che avrei dovuto convincermi con una prova del nove. Pensai che se mi fossi diretto verso l’altro lato del letto, dove quella sera mia figlia dormiva accanto a mia moglie, e avessi « scosso » la bimba, avrei avuto la prova, in quanto, se davvero ero in astrale, la bimba non avrebbe dovuto percepire il mio scuotimento. Così feci. Fluttuando mi spostai; quando fui alla sua altezza, allungai le braccia per afferrarle il viso e scuoterglielo quel tanto che bastasse a provocare in lei un movimento di reazione, ma mi accorsi che le mie mani sprofondavano nelle sue carni fino a compenetrarsi l’una nell’altra. Ero in astrale! In quel momento provai una gioia incontenibile, una sensazione irripetibile di pace e benessere. Saggiai le mie possibilità di movimento: fluttuai nell’aria, accelerai, decelerai, mi misi in verticale, poi in orizzontale, un’autentica scorribanda nella stanza. Giocavo come un bimbo, felice della nuova situazione. Ero libero, lucido, leggero, avevo tutto e di più, fuorché la prigione del corpo!

Anche per questo soggetto, come per tanti altri, il rientro nel corpo non fu gradevole:

Decisi di rientrare, focalizzai il mio corpo fisico e provai letteralmente un senso di nausea vedendolo, e pensai:« Accidenti, ma devo proprio entrare...? ». A questo punto mi sentii come trascinato nettamente e mi ritrovai nel corpo: mi sentivo sereno, appagato, e quella notte mi riuscì difficile prender sonno

Che cosa lasciano queste esperienze? Da quasi tutti i protagonisti esse vengono definite esperienze determinanti, che cambiano totalmente, in senso positivo, le concezioni di chi le vive: rendono più disponibili verso; gli altri, più distaccati nei confronti di tante vicende quotidiane, più aperti verso i grandi problemi della vita.La positività dell’OBE è confermata dal fatto che quasi tutti, anche chi ha avuto paura, e vorrebbero ripeterne l’esperienza, se ne avessero la possibilità.

L’esperienza fuori dal corpo, che viene vissuta spontaneamente e più o meno negli stessi termini da persone di tutto il mondo, diversissime tra loro da ogni punto di vista, sembra quindi indicare che la nostra coscienza è in grado di esistere, percepire, ricordare, decidere anche al di fuori e indipendentemente dal corpo fisico, il che fa ipotizzare che potrà farlo anche quando il corpo sarà morto. Uso volutamente il termine ipotizzare, e non dimostrare, in quanto qui entriamo in campo metafisico, e ciò che è metafisico non può essere dimostrato a livello fisico. Ma è tuttavia un’ipotesi che vale la pena di prendere in seria considerazione.

 

UN PADRE CHE PARLA CON L'ALDILA                                                                             '

 

Padre Ulderico Pasquale Magni, nato nel 1912, di origini toscane, è una leggenda nel mondo della teologia e della filosofia: grande e riconosciuto esperto di epistemologia, con libri, articoli e conferenze , da 70 anni è sulla cresta dell'onda come straordinario mediatore tra scienza, fede e fenomenologia paranormale. La sue teorie, certamente originali e suggestive, ma sempre degne di rispetto e considerazione, risultano apprezzate e condivise anche da coloro che si dichiarano ostili alle tematiche inerenti al paranormale. Dalle sue parole, si apprende che egli ha insegnato filosofia della scienza e, trovandosi spesso davanti problematiche "di confine" , ha sentito il desiderio, per meglio studiarle e comprenderle, di approfondire la fisica teorica, la fisica quantistica e la fisica einsteiniana. Infatti, a suo dire, è stato proprio tra gli uomini di scienza del tormentato Novecento che ha avuto le prove della presenza, compenetrato in questo nostro mondo fisico, dell'Aldilà. Da uomo di Chiesa, è limpido nell'affermare l'indisponenza delle gerarchie ecclesiastiche di fronte alla questione "paranormale", ma forse hanno ragione, dal momento che , in questo universo dai nebbiosi confini abbondano le frodi; tuttavia, se posti di fronte a dimostrazioni serie, coerenti e ineccepibili, non appaiono ostili. Veniamo alla questione centrale. Padre Magni afferma che esiste effettivamente un modo valido di comunicare con l'Aldilà, e lui l'ha sperimentato, dopo aver fatto diverse esperienze di trasmissione del pensiero e dopo essersi dedicato alla psicofonia, non senza, è doveroso scriverlo, essersi imbattuto in esperienze poco serie. Ma su cosa poggiano le sue convinzioni circa la serietà e l'attendibilità dei fenomeni paranormali? Principalmente,sulle conoscenze della scienza più avanzata, considerando che, ovviamente, la scienza attuale si è evoluta rispetto a cento anni fa. Quando, nel 1897, si scoprì l'elettrone, si comprese che l'atomo non era indivisibile, bensì possedeva un suo interno. Da qui, la civiltà dell'elettronica. Ma è stato soprattutto lo sviluppo della teoria della luce a dare il via ad una nuova rivoluzione. Perché? L'elettrone è composto da altre minuscole particelle, ma al contempo genera il fotone, la più piccola scintilla di luce, scevro da materia e corporeità. Per arrivare alla definizione di "paranormale" è basilare il riferimento al fotone: il paranormale, infatti, proprio come il fotone, non può essere spiegato con la logica della materia. Padre Magni, con le sue ricerche, è partito da Guglielmo Marconi e dai suoi studi sul "senza filo". La nostra civiltà, infatti, la nostra tecnologia, riservano grande importanza alle strumentazioni senza filo. Prendiamo il telefonino, ad esempio. Con esso si parla attraverso le corde vocali, dunque mediante la materia, ma quel che si dice raggiunge distanze notevoli senza contatti con la materia. E quando si termina di parlare, la voce prosegue il suo viaggio sotto forma di fotoni: chissà dove potrebbe arrivare dopo soli dieci minuti! E il bello è che la tua immagine fotonica seguita a restare viva anche quando il corpo materiale incontra l'inevitabile disfacimento. Ciò pone degli interrogativi circa la,modalità di concezione dell'Aldilà: è proprio il sopra citato fotone che intraprende il viaggio verso un'altra dimensione; l'atomo non può restare legato alla teoria ondulatoria, tuttavia il fotone sì. Padre Magni conclude l'intervista con un'asserzione per certi versi sconcertante e consolante al contempo: "l'unica religione che oggi è in sintonia con le nuove scoperte dell'umanità è la religione cristiana, quella di un Dio che si fa uomo, la parola che si fa carne". Che abbia ragione? Forse sì, ma solo nell'accezione di un cristianesimo libero, non vincolato dai dogmi del papato romano…

 

SINTESI DEL SUO PENSIERO


Premesso che è giusto il punto di vista dei sacerdoti e dei vescovi quando dicono che è sbagliato evocare i morti e ci invitano alla prudenza perché ci sono molti ciarlatani e manipolatori della buona fede di gente afflitta dal dolore, occorre che cambino il loro punto di vista che si è fermato a una visione superata - direi ottocentesca - dei fenomeni.
Occorre una evoluzione di pensiero e uniformarsi a un tipo di cultura più moderna, del 2000, riprendendo il tema e analizzarlo da capo, alla luce delle nuove scoperte scientifiche.

Per avere un’idea del corpo tipo-luce basta pensare alle onde elettromagnetiche e faccio un esempio:

«Supponiamo di essere in una stanza completamente chiusa con finestre e porte sigillate. Bene, se accendiamo - dentro questa stanza - un piccolo transistor o apparecchietto radio funzionante con batterie la radio si accende e inizia a trasmettere i programmi. Quindi che cosa succede? Le onde elettromagnetiche passano attraversono le pareti perché rispondono a leggi diverse rispetto a quelle della materia. Le stesse leggi per cui un corpo tipo-luce come quello delle entità spirituali può manifestarsi su una pellicola fotografica, un nastro elettromagnetico, una videocassetta, ecc. ecc.».
Quando si guarda la televisione si hanno delle immagini che vengono inviate nello spazio da una emittente poi sono captate da un’antenna che le convoglia all’apparecchio televisivo. Quando si usa il telefonino avviene lo stesso, il faac per aprire un cancello è un impulso che non vediamo ma dà il via a un meccanismo, quindi ciò che non si vede può concretamente manifestarsi.
Il corpo tipo-luce è un corpo di onde perché onde e luce appartengono alla stessa famiglia.
Al momento del nostro concepimento (e siamo esseri visibili solo con l’ausilio di microscopi ad alta potenzialità) acquisiamo subito una struttura fotonica.
La scienza e i fisici ci parlano di molecole, le molecole sono fatte di atomi, gli atomi son fatti di corpuscoli, i corpuscoli sono fatti di quark, e i quark di che cosa sono fatti?
All’ultimo sono fatti della struttura fotonica ondulatoria.
L’anima, quindi, ha come sua prima veste, la struttura fotonica ondulatoria.
Quando l’essere umano è concepito, quando vive, quando si esprime e quando muore.
Al momento della morte e del nostro passaggio all’Aldilà portiamo con noi questa struttura fotonica che è poi quella che può manifestarsi nell’Aldiqua.
Quel corpo costruito quasi dal nulla ha un suo codice genetico, cioè sequenze logiche, cos’è che può reggere una sequenza logica o spazio? Il pensiero. Che cos’è che può rappresentare il pensiero? La cosa più alta che conosciamo nel mondo, cioè le onde.
A chi vuole contestare questo concetto Padre Magni risponde portando l’esempio della trasmissione di pensiero con esperimenti a cui ha assistito personalmente e che hanno avuto pieno successo.
Di questo vi è una testimonianza registrata.
Quando mettiamo il corpo sotto terra noi dobbiamo pensare che ha lasciato le tre dimensioni spaziali e ha realizzato in pieno la sua quarta dimensione spazio-tempo, la vibrazione, i fotoni.
Leggendo la realtà in questo modo non abbiamo più bisogno di dire spiritismo perché non è più spiritismo. La trasmissione di pensiero non è spiritismo perché avviene mediante il corpo vibratorio tipo-luce, mediante delle onde.
Quando diciamo ALDILA’ non è al di là dei monti o delle pareti stagne, l’ALDILA’ già in noi ed è nel profondo di noi. L’ALDILA’ è gia QUA.
Quando i sacerdoti e altri negano ogni possibilità di manifestazione dall’Aldilà usano una chiave interpretativa ormai abbondantemente superata.
Occorre sapere scegliere la strada giusta dal punto di vista scientifico. Dal punto di vista spirituale - che è perfettamente in sintonia con quello scientifico - pensiamo alla trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor dove interviene il fenomeno luce. Gesù diviene luminoso e i presenti - Pietro, Giacomo e Giovanni - provano una grande gioia.
Questo è il segno di questo passaggio dalla struttura solida alla struttura luminosa.
Nella Risurrezione avviene che Gesù passa attraversando la materia apparendo nel cenacolo. Egli si fa lunghezza d’onda che può farsi visibile e invisibile.
Quando qualcuno pensa a suo figlio nell’Aldilà non deve pensarlo come penseresti le “onde” ma come penseresti il telefonino. Se sul telefonino fai il numero 5 non si modifica assolutamente, resta esattamente il 5. L’onda rimane la stessa, quindi, nell’Aldilà si ha l’identificazione dei nostri cari molto più perfetta di quanto pensiamo.
Si può parlare con l’Aldilà ma percorrendo la debita strada.
Il passaggio da quest’ordine della nostra materia a quest’altro ordine è un passaggio che è regolato da precise leggi.
In questo senso i vescovi hanno ragione nel dire che il contatto con l’Aldilà a vanvera non va bene, può essere una turlupinatura o una illusione.
Ma pensiamo al contatto auentico che è possibile.
È vero che la maggioranza di coloro che affermano di essere medium o sensitivi sono imbroglioni ma vi è una minima parte di gente onesta e corretta che cerca gratuitamente di aiutare il prossimo.
L’Anima è di difficile definizione ma si può dire che è il principio attivo che “anima” il corpo tipo-luce che incomincia a operare sopra gli atomi, sopra le molecole, sopra le cellule, ecc. È un fattore invisibile e immisurabile però è un fattore fisico.
Lo spirito è la Scintilla Divina che lega l’anima alla materia.
Vi è un’esigenza soprattutto dell’Aldilà di manifestarsi con noi che si fonda nel Verbo di Dio che si è voluto far carne e venire in mezzo a noi.
Dobbiamo smettere di pensare che siamo noi a voler evocare. Il più delle volte è proprio dall’Aldilà che si ricevono messaggi oppure segni concreti e richiami al dialogo.
Il resto è nella nostra risposta che va saputa adeguatamente valutare e discernere

 

 

                                      se non vedi questo Mi spiace, ma il tuo browser non supporta i Java

 

 

Non prendere la vita come se non dovessi morire mai..... Qui siamo in affitto---

 

 

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Telepatia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

La telepatìa, detta anche trasmissione del pensiero, è la ipotetica capacità di comunicare con la mente, cioè senza l'utilizzo di altri sensi o strumenti.[1][2] Il termine "telepatia" venne introdotto nel 1882 da Frederic William Henry Myers e deriva dal greco τηλε, tèle (lontano) e πάθεια, pàtheia (sentimento). Come la precognizione e la chiaroveggenza, la telepatia fa parte delle cosiddette percezioni extrasensoriali o ESP e più in generale, di quello delle presunte "facoltà paranormali". Rientra nel campo di indagine della parapsicologia.[3]

Indice

Cenni storici [

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Parapsicologia e Joseph Rhine.

I primi studi su questa presunta facoltà paranormale furono condotti dalla Società per la Ricerca Psichica di Londra, verso la fine dell'Ottocento.

Il primo laboratorio di parapsicologia fu costituito negli anni 1930 negli Stati Uniti d'America, quando il pioniere della parapsicologia Joseph Rhine della Duke University di Durham (Carolina del Nord) condusse numerosi esperimenti, con l'ausilio ad esempio delle carte Zener, per accertare l'effettiva realtà della telepatia. Un esempio degli esperimenti con le carte è la serie Pearce-Pratt (dal nome rispettivamente del soggetto, lo studente Hubert Pearce, e dello sperimentatore, J. Gaither Pratt). Secondo quanto riportato da Rhine, nell'arco di oltre 300 esperimenti, Pearce avrebbe ottenuto una media di 9,9 successi per prova su 25. In una serie di 4 esperimenti, si ebbero 558 successi su 1.850 prove: l'aspettativa casuale era nettamente inferiore.[4]. Martin Gardner rileva che i risultati di Rhine non furono mai duplicati [5]; Rhine più volte riprovò l'esperimento ma non mostrò mai i dati dei fallimenti [6].

Una completa e dettagliata presentazione degli esperimenti di Rhine è contenuta nel libro Extra-Sensory Perception After Sixty Years (a volte abbreviato come ESP-60), pubblicato nel 1940. L'opera fu accolta con interesse e recensita da varie riviste di psicologia, e nell'anno accademico 1940-1941 fu perfino adottata come libro di testo per corsi introduttivi di Psicologia a Harvard.[7]

Secondo una concezione filosofica indiana antica e parzialmente rimodernata, la comunicazione telepatica, si effettuerebbe attraverso una immensa rete di cui le persone costituirebbero le maglie, rete che comprende l'universo e nella quale il sensitivo è collegato con le altre parti e ogni cosa è collegata con il tutto.[8]

L'esperimento di Charles T. Tart [

Nei primi anni Sessanta Charles T. Tart, dell'Università della California a Davis, condusse il seguente esperimento.

«La persona A viene introdotta in una camera di deprivazione sensoriale e collegata elettricamente in modo da rilevare le onde cerebrali, la resistenza della pelle, il ritmo cardiaco, l'attività muscolare e le variazioni del respiro. La persona B viene introdotta in un'altra camera analoga, viene anch'essa collegata e colpita a intervalli casuali da scosse elettriche. Viene poi chiesto alla persona A di indovinare esattamente quando la persona B riceve la scossa.

I risultati furono i seguenti: le ipotesi coscienti di A "non mostrarono alcuna relazione con gli eventi reali". Invece, i suoi "tracciati presentavano variazioni fisiologiche significative proprio in corrispondenza dell'istante in cui B riceveva la scossa . La conclusione: "Possiamo affermare che l'evento non viene registrato dalla 'mente cosciente' del soggetto, il quale, invece, è evidentemente cosciente dell'evento, a un livello biologico fondamentale. A quanto pare il corpo del soggetto sa di questi avvenimenti dei quali, invece, non è a conoscenza lo strato alto del cervello". (Questo esperimento è descritto nel libro di Tart, Altered States of Consciousness,[9] e discusso da Joseph Chilton Pearce in Exploring the Crack in the Cosmic Egg).[10]»[11]

Il metodo Ganzfeld [

Negli anni Settanta un altro parapsicologo americano, Charles Honorton, si interessò di telepatia introducendo una nuova metodologia di studi, chiamata tecnicamente Ganzfeld (dal tedesco "campo uniforme"). Negli esperimenti di Honorton un soggetto ("percipiente") veniva isolato sensorialmente applicando ai suoi occhi due mezze palline da ping-pong e alle sue orecchie una cuffia che emetteva un "rumore di fondo". In queste condizioni di deprivazione sensoriale, il soggetto doveva cercare di recepire immagini o informazioni inviate da un'altra persona ("agente") posta in un'altra stanza.

Anche Honorton pensava di aver trovato risultati statisticamente positivi a favore dell'esistenza della telepatia, ma di nuovo le critiche furono numerose. In particolare, lo psicologo scettico Ray Hyman intavolò un serrato dibattito con Honorton, rifiutando le conclusioni di quest'ultimo e la significatività dei risultati.[12][13]

Le critiche di Hyman vertevano sul fatto che i resoconti degli esperimenti non descrivevano protocolli ottimali né i dati erano accompagnati dalle appropriate analisi statistiche. Hyman presentò quindi un'analisi in cui si sosteneva che i risultati positivi degli esperimenti erano da imputare a tre difetti (errata randomizzazione della scelta del target, errore nella randomizzazione delle procedure di giudizio e insufficiente documentazione). Honorton da parte sua sottopose lo studio di Hyman a un esperto di statistica (David Saunders) che affermò che lo studio di Hyman era errato poiché si fondava su pochi casi e che aveva sbagliato nella procedura di analisi [14].

In un comunicato congiunto pubblicato nel 1986, Honorton e Hyman concordarono nell'affermare che i dati complessivi "non possono ragionevolmente essere spiegati dalla pubblicazione selettiva o dalle analisi multiple" e che per potere trarre delle conclusioni gli esperimenti andavano replicati. Nello stesso comunicato, i due proposero standard metodologici più stringenti ai quali i futuri esperimenti si sarebbero dovuti conformare.[15]

Nel 1999 Milton e Wiseman hanno pubblicato un articolo che sottolineava la non replicabilità dei risultati di Bem e Honorton [16].

I risultati e le critiche

La comunità scientifica ad oggi non ritiene provata l'esistenza della telepatia. Gli scettici da parte loro affermano che gli esperimenti che evidenzierebbero l'apparente esistenza della telepatia sono il risultato di auto-convincimento o di veri e propri imbrogli[17]. Nella comunità parapsicologica invece c'è un largo consenso sulla affermazione che taluni fenomeni telepatici sono esistenti e reali [18][19].

Sia i parapsicologi che gli scettici concordano sul fatto che molte manifestazioni presentate come prove di telepatia altro non sono che frutto di tecniche quali il cold reading.[20][21][22]

Gli scettici aggiungono inoltre che non è stata ancora elaborata una tecnica in grado di dare risultati staticamente significativi. Questa mancanza di riproducibilità del fenomeno spinge a concludere che non esiste prova dell'esistenza di tali poteri telepatici [23], ponendo altresì l'accento su tutti quei casi in cui si sono scoperte falle ed errori negli esperimenti oltre che, più raramente, delle frodi [23].