LA LETTURA DEI TAROCCHI
DI Maurizio Tiezzi
Non vi è una festa o una riunione con amici che non ci sia quello o quella che sa "fare le carte".
E' facile trovare chi, ma non facile trovare come, infatti leggere le carte o i tarocchi non è ne facile ne semplice, e non tutti si possono improvvisare tali, anche se ne sono piene le televisioni , i giornali, e le feste mondane.
Fammi un giro di carte : troverò l'amore? Avrò fortuna?Sarò ricco? e giù chi più ne ha più ne metta,in genere l'improvvisato mago e' anche un buon psicologo alle domande di chi chiede la risposta ha subito un'interpretazione appropriata, per cosa si vuol sentir dire l'interlocutore , quasi sempre.
Ma io non voglio parlarvi di questo,voglio parlarvi di quello che seriamente esiste nella cartomanzia, o quello che si ritiene tale mediante la mia esperienza personale e l'apporto di studiosi nella materia.
Voglio raccontarvi prima di parlare scientificamente della lettura dei tarocchi di un fatto accadutomi in Francia alla fine degli anni 70, ero seduto nel mio spazio di strada e stavo facendo i paesaggi e i ritratti a carboncino per 5 franchi l'uno, ero molto giovane e chi sa cosa pensavo di fare e dove credevo di arrivare.
Mi si avvicina una signora anziana con un piccolo tavolino e una piccola sedia scolorita , mi chiede se per favore poteva occupare un p'o di spazio dove avevo esposto i lavori, sul marciapiede.
Io sono sempre stato uno che non ha detto di no a nessuno( meno male non sono nato donna) e quindi acconsento che la signora si apposti, piazza il tavolino stende una tovaglina piena di grandi macchie indefinite, e poi un mazzo di tarocchi che appena si vedeva le figure.
Ma guarda penso fra me e me,ci voleva anche questa, ora si che non si vende nulla!
Cominciò la consultazione, e parlando francese con tono flebile capivo ben poco di cio che diceva, ma quello che mi colpi' subito fu che nessuno pagava o almeno pochissimi, addirittura una ragazzetta per compenso gli dette una volgare caramella.
Cavolo pensai io ci voleva anche questa non solo mi spaventa i clienti ma un si fa' dare neppure un franco! Io sono sempre stato curioso,ma in quella circostanza anche sorpreso e non mi limitai solo ad osservare ma dopo un po nel mio non troppo corretto francese gli chiesi perche' facesse una prestazione sensa farsi pagare. La signora che non mi aveva degnato neppure di uno sguardo si volta e accenna un sorriso dicendomi in buon italiano sei toscano tu? Certo rispondo io sorpreso ! Si sente dal tuo accento, vuoi che ti faccia i tarocchi ? non sei curioso se sarai un gran pittore?Io ringraziai ma gli dissi che per riuscire a portar a termine una cosa era meglio non sapere, ero convinto di questo, sin da bambino quando riuscivo ad interpretare sogni che poi si avveravano, vivendo nell'attesa che accadessero non poche pene.
La vecchia tolse lo sguardo da me e continuo' il suo lavoro senza dire altro . La sera prima di andare via mi chiamo, Toscanino,Toscanino, Mi chiamo Maurizio gli dissi! E' uguale disse lei, volevi sapere perche' nessuno paga vero? Chi ha il dono di far quello che faccio io,non puo' farselo pagare, è contro la legge Divina, io vivo di carita' se uno mi vuol lasciare qualcosa... è il benvenuto, ma se uno non ha nulla è uguale, chi cerca il futuro è perchè ha propblemi o sta male, se posso aiutarlo e alleviare l'ansia che lo assale meglio no? Ma il futuro quasi sempre non è quello che tu cerchi. ne quello che ti aspetti.....Allora lo vuoi sapere se sarai un grande pittore?.... Io che avevo veramente paura di sentirmi dare una risposta negativa con quanto tenevo al mestiere gli dissi; Sono contento di saperlo fare..... Grazie,,Pero' mi piacerebbe se vieni un'altro giorno se puoi spiegarmi un po' la materia.
La signora mi guardo' seria poi scosse la testa , e borbotto'ma non capii e se ne ando.
Dopo qualche giorno torno' non si mise a fare le carte ma ad esaudire la mia curiosita', e in poco tempo mi disse tante di quelle cose da sbalordire , anche oggi se ci penso mi stupisco, poi mi disse : non ingannare mai nessuno con quello che sai,non fartene ne vanto ne profitto sappi che chi permette questo lo fa per costruire e non per distruggere,per aiutare non per mettere in difficoltà, ma soprattutto non dirlo mai a nessuno se non sei sicuro che usi la materia a fin di bene.
Quasi mai dico di saper fare le carte , prima di tutto se no ci ridono sopra , e poi io non sono un cartomante, solo chi mi conosceva anche in gioventù e se ne ricorda chiede ancora, perchè ci "indovinavo" sempre, ma vi posso assicurare che sapere è dolore, meglio non sapere o dire bugie, o meglio ancora affidarsi alla legge Divina e quella di chi ti guida per il sentiero della vita.
I Tarocchi sono un metodo molto antico di previsione degli eventi futuri nella vita di una persona. Che tu creda veramente a questa antica tradizione o no,porta comunque rispetto agli Arcani, e prendine il responso non come una condanna, ma come un'opportunità di evitare possibili errori e di cogliere le occasioni e le opportunità che la vita ti offrirà.
La storia
Il significato del termine tarocco e tarocchi è
ignoto.Come già secondo il poeta ferrarese del primo XVI secolo Alberto Lollio:
Un ipotesi moderna che chiaramente sottende alla teoria
di un’origine araba dei tarocchi è quella proposta da Alberto Ascari e Monica
Carducci che lo fa derivare da
Tariqua, termine legato al sufismo che significa via o
sentiero e che indica pure la confraternita sufi ed alcuni edifici dove si
tengono riunioni religiose. Sull’ipotesi di un’origine islamica del gioco dei
tarocchi è bene chiarire qui subito che, a differenza dei
naibi per i
quali la questione è ancora aperta, per i trionfi non vi sono elementi che
possano sostenerla.
Infatti non sono noti giochi paragonabili a questo al
di fuori dell’Europa, se non come moderne imitazioni.
Inoltre la simbologia delle figure maggiori dei
tarocchi, sebbene di non facile comprensione nel suo insieme, e con ancora
alcuni punti oscuri, ha una chiara matrice occidentale.
L’ipotesi di un legame con il sufismo, comunque, si
connette con l’interpretazione esoterica, cara al moderno occultismo e
pienamente adottata dal contemporaneo movimento New Age, secondo cui la sequenza
dei cosiddetti Arcani Maggiori[3]deve
essere intesa come una via ascendente di perfezionamento spirituale che va dal
Bagatto numero uno al folle senza numero o con numero zero, folle che in alcuni
paesi di cultura islamica è visto come voce di Dio, passando attraverso un
percorso iniziatico rappresentato dalle altre figure dei tarocchi che
rappresentano i vari gradi di perfezionamento spirituale.
Secondo altre ipotesi riportate da alcuni dizionari
della lingua italiana, riassumo brevemente altre possibili etimologie:
·
dal
verbo taroccare, che sarebbe un adattamento di altercari = altercare, ossia
litigare.
·
dal
vocabolo italiano antico
altarcare,
con valore di rispondere (in un gioco di carte) con una carta potente.
·
dal
verbo del tardo latino
tarare, forare, affine al classico
terere, cioè battere o forare, che alluderebbe alla
lavorazione usata per il retro di queste carte, costituita da piccole
punteggiature in nero o a colori (conosciuta pure nella forma francese
tarotees);
tale interpretazione avvicina pure l’immagine della buccia delle arance del tipo
detto Tarocco siciliano. Tuttavia nelle carte più antiche che ho potuto vedere[4] il
retro non presenta questa particolarità che potrebbe essere stata inserita verso
il XVII secolo.
·
dal
francese
tarot che
designava pure un particolare tipo di dado da cui sarebbe passato poi al gioco
di carte.
·
dal
significato di sciocco, balocco credulone che avrebbe la parola secondo il
Berni, nel suo
Commento al Capitolo sulla primiera.
·
dal
nome del fiume Taro, che scorre tra l’Appennino ligure ed il Po attraverso la
provincia di Parma, spesso citato come esempio di forza e di virtù; vedi ad
esempio la composizione poetica dedicata dal Tasso alle nozze del principe
Gonzaga di Mantova con la principessa Margherita di Parma. Qui il principe è
identificato nell’immagine mitizzata del fiume Taro, “avventuroso”:
secondo alcuni occultisti Taro non sarebbe altro che un
anagramma del latino
Rota o
Orat e avrebbe significati arcani.
·
dalla
parola trucco, che indica inganno e sotterfugio o gioco di prestigio, tutti
significati ben accostabili all’interpretazione più negativa del nostro gioco;
ma anche significativamente nome del Trucco, gioco simile al biliardo e
praticato nelle corti almeno sin dal XVI secolo, ed in auge specialmente nel
XVIII che indica pure, sempre in campo ludico, un particolare tiro nel gioco
delle bocce che procura vantaggio mediante lo spostamento della palla
avversaria. Trucco è termine derivato dal latino volgare
trudicare,
iterativo di
trudere,
spingere. Tale gruppo di significati è connesso con l’idea di imbroglio (che è
rimasto nel significato moderno del vocabolo trucco) e che è pure molto legata
al significato dato ai tarocchi come gioco di inganni. In questo senso il
Dizionario etimologico della Lingua italiana a cura di Manlio Cortellazzi e
Paolo Zolli
]cita una misteriosa frase attribuita a Franco Sacchetti:
il diavolo è tarocco.
Misteriosa non solo per il suo significato, ma piuttosto perché Sacchetti è
vissuto troppo presto per poter usare un termine che ai suoi tempi non doveva
essere ancora noto; ogni mio tentativo per trovare la fonte di questa citazione
(che non veniva riportata nell’opera) è fallito, nonostante io abbia
personalmente contattato il figlio dello scomparso Prof. Cortellazzo, ed attuale
curatore del DELI.
·
Dal
nome di Tardocco o Tardoco, re di Alzerbe nel poema Orlando Innamorato di Matteo
Maria Boiardo ]. Un ipotesi fantasiosa sarebbe che il poeta, appassionato del gioco, abbia
proposto questo nome di un suo personaggio, poi storpiato in tarocco, per un
gioco di tarocchi, poi divenuto per estensione nome anche del mazzo ].
·
Dal
nome della città africana di Tarodant (citata pure dal Ramusio)[
,
situata nella provincia di Sus, nel Marocco nel caso di un’importazione dei
tarocchi dal mondo arabo attraverso l’Atlante e la Spagna. Non risulta tuttavia
che vi sia in nord Africa una qualche tradizione riguardo gioco delle carte e
pertanto l’assonanza è l’unico motivo molto debole che lega questa città ed il
gioco. Un altro studioso ha cercato di collegare per via di assonanza il gioco
addirittura con una città cambogiana.
·
Dal
termine Hindu
Taru, che significa carte.
·
Dall’ebraico
Torah, la
legge o
Troa, il
varco.
·
Dal
dio egizio Thoth, che molti studiosi dell’occultismo, identificano
sicreticamente con Hermes e con il Bagatto; dalla dea egizia Hator, analogamente
identificata con la Papessa.
·
Secondo Court de Gebelin, dalla parola egizia
Tarosh, che nella sua interpretazione significa “la via
reale”.
I termini
naipi (e derivati) e
carteselle (e derivati) che nel XIV e XV secolo furono usati per
indicare i giochi di carte normali (mazzi italiano, spagnolo senza trionfi), non
vennero a quanto pare usati quasi mai per indicare i tarocchi.
Il termine trionfi è rilevato in molti documenti che
registrano la produzione e l’acquisto di tarocchi, in editti sul gioco e
trattati giuridici e soprattutto in letteratura.
Agli esempi già visti sull’ordinazione di giochi da
parte di corti si potrebbero aggiungere molti esempi.
Basterà citare ancora un esempio che riguarda la corte
di Milano. Questa volta è Francesco Sforza, duca di Milano a scrivere al suo
texaurario
(tesoriere) Antonio Trecho:
“Voliamo, subito ricevuta questa, per uno cavallaro ad posta, ne debi mandare
doe para de triomphi, delle più belle potray trovare; et non trovando dicti
triomphi, voglie mandare doe altre para de carte da giocare, pur delle più belle
poray havere
Si noti la fretta (subito ricevuta questa), forse
dovuta alla prossimità con il Natale; si noti che non era facile trovare carte
già pronte e che evidentemente l’aspetto predominante era la passione per i
giochi di carte in generale, ancora non egemonizzato dai tarocchi, di cui a
parte la bellezza, non si apprezzavano nè una maggiore utilità ai fini del
gioco, né altri aspetti simbolici: erano solo strumenti di gioco, così come un
bel cavallo sarebbe stato un bello strumento per svaghi di altra natura.
Il 15 dicembre, viene riportata ancora una lettera al
Trecho, in cui lo si ringrazia per le due paia di
carte da jochare che
ha evidentemente provveduto far recapitare al duca immediatamente, ma si insiste
perchè siano inviate a corte,
quanto più presto sia possibile, un
altro paio di carte stavolta definite curiosamente
fructe, che il funzionario aveva già in passato procurato
amorevolmente et cum quella bona fede da cui aveva già dato prova.
Non sappiamo se questo paro delle fructe sia un errore di trascrizione o piuttosto un altro termine per indicare i trionfi. Potrebbe trattarsi infine di carte di tipo tedesco, che come sappiamo erano decorate a volte con bellissime immagini di frutta, fiori ed animali.
Il primo accenno di tipo giuridico ai trionfi è nell’editto fiorentino sui giochi datato 1450 e reiterato nel 1463 e nel 1477.
Nel 1488 a Brescia fu emessa un ordinanza che proibiva
i giochi d’azzardo, ma con l’esclusione dei trionfi, degli scacchi e della
tavola reale, nell’osservanza del principio che escludeva dalle proibizioni
contro l’azzardo, i giochi di ingegno.
Stesse esclusioni furono indicate negli statuti contro i giochi d’azzardo emanati a Salò nel 1489, a Bergamo nel 1491 ed a Reggio Emilia nel 1500.
Un giurista che insegnava a Ferrara, Ugo Trotti, in un
trattato del 1456 ribadisce il concetto dell’appartenenza del gioco dei trionfi (da lui
indicato come giocato a quattro giocatori, due coppie l’una contro l’altra come
ad esempio nel bridge) alla categoria dei giochi intellettuali e nobili e perciò
leciti a differenza di altri giochi di carte o di dadi.
Carte degli Arcani Maggiori |
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Elenco di tutte le carte degli Arcani Maggiori e collegamento diretto con la spiegazione della Cartomante per ognuna di loro. |
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Elenco degli Arcani Minori, divise per seme, la Cartomante svela i misteri di ognuna di loro. |
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Re,
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